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Di seguito tutte le novità dal mondo della diversabilità.

I disabili protagonisti in un film che non parla di disabilità

“Detective per caso”, commedia dal grande messaggio sociale, non ha avuto però i contributi del Mibac.

I protagonisti di “Detective per caso” sono attori disabili e alle loro spalle ci sono star del cinema italiano come Claudia Gerini, Stefano Fresi, Valerio Mastandrea, Lillo Petrolo, Massimiliano Bruno, Stella Egitto, Mirko Frezza e Paola Tiziana Cruciani, che hanno recitato gratuitamente.

Diretta da Giorgio Romano e distribuita da Medusa è uscito come evento in 200 sale italiane il 18 e il 19 marzo.

“Siamo stati i primi in Italia a sfidare il mondo cinematografico scegliendo attori disabili per interpretare ruoli che sarebbero generalmente interpretati da attori affermati, abbattendo così le barriere che da sempre caratterizzano anche il mondo dello spettacolo. Lo scopo di questo film è quello di spostare i confini, i personaggi non sono mai patetici, ma ironici, maliziosi, furbi e anche spregiudicati ”, spiega Daniela Alleruzzo coproduttrice del film. Alleruzzo è da tanto tempo la responsabile dell’accademia  “L’arte nel cuore” che forma attori disabili e normodotati, per creare ottimi professionisti del mondo della recitazione e dello spettacolo.

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Detective per caso è una  commedia dove si ride spesso ed è stata girata in quattro settimane, con due di preparazione e un minibudget di 250 mila euro, frutto del sostegno economico di Allianz Umana Mente, per la prima volta impegnata in un progetto cinematografico e di numerose aziende, tra cui Soul Movie srl che ha fornito gratuitamente il macchinario tecnico.

Al centro della trama c’è Giulia una ragazza down che lavora nell’ufficio oggetti smarriti di una stazione ma ha aspirazioni da detective. E’ interpretata da Emanuela Annini, 32 anni romana, con la sindrome di Down, una vera star dentro e fuori lo schermo. Alla presentazione del film ha colpito tutti dicendo: “Voglio incoraggiare le famiglie che affrontano il problema della disabilità: ce la possono fare, come ce l’ho fatta io”.

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Giulia indaga sulla misteriosa scomparsa di suo cugino Piero (l’attore con disabilità Alessandro Tiberi) trascinandosi dietro il gruppo dei suoi grandi amici (normodotati e persone con disabilità ). Il regista Giorgio Romano ha raccontato di essersi inventato degli stratagemmi per tranqullizzare gli attori. Ad esempio, per tranqullizzare Giordano Cappucci che interpreta il pauroso “Panico” e che per il suo disturbo non riesce a stare mai fermo, il regista ha fatto credere che anche lui era ipercinetico e per tranquillizzarlo gli ha dato una pallina antistress di gomma. Presentato alla Festa del cinema di Roma e poi al Festival Los Angeles-Italia “Detective per caso” sarà anche in altri futuri festival.

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“Tutto è nato da un incontro con Daniela Alleruzzo, mi ha convinto il fatto che questo fosse un film normale” ha spiegato “un vero progetto cinematografico, a cui dedicheremo la stessa campagna pubblicitaria che mettiamo in campo per gli altri prodotti”. Claudia Gerini ha raccontato di aver aderito con entusiasmo convinta che “questo progetto aiuterà a sfondare qualche muro”, mentre Paola Tiziana Cruciani, sottolineando che “c’è più disabilità in tanti orridi salotti tv che in questo cast”, si è detta convinta del potere terapeutico della recitazione e la vorrebbe come materia obbligatoria nelle scuole.

Il regista chiarisce che è già stata “una scommessa immaginare un mondo dove l’integrazione tra sani e disabili fosse già avvenuta”. Forse questo delizioso film contribuirà a realizzarla.

Mappe Tattili: A Leverano i monumenti diventano accessibili

Mappe visivo-tattili e QR code con video in LIS, il centro storico di Leverano investe sull’accessibilità grazie al finanziamento di 25mila euro, 20mila euro di fondi regionali e 5mila euro di co-finanziamento in servizi e spazi, ottenuti grazie a Puglia Capitale Sociale 2.0.

Il progetto si chiama “Leverano accoglie e racconta” ed è presentato dall’associazione Superamento Handicap onlus in partenariato con l’Aps Coo.R.Te in collaborazione con il Comune di Leverano, l’associazione Levante e la onlus Tactile Vision di Torino.

Monumenti storici come la Torre federiciana o la Torre dell’orologio, Chiese come la Chiesa Matrice, le Chiese di San Benedetto e Santa Maria, oltre al Convento di Santa Maria delle Grazie, saranno accompagnati dasupporti informativi, utili a tutti i cittadini e visitatori anche con disabilità visive o uditive. La mappa sarà redatta anche in Braille per i ciechi. Ci saranno, inoltre QR e NFC e audioguide in italiano/inglese e sottotitolazioni e traduzioni LIS per i sordi.

In questo modo, Leverano si appresta a fare da apripista nel panorama pugliese e salentino, dal momento che mappe visivo-tattili così complete sinora erano state realizzate, dalla stessa Tactile Vision, insieme all’associazione Lettura Agevolata, a Milano, Venezia e altre città italiane per alcuni dei più importanti siti di interesse culturale.
Il progetto “Leverano accoglie e racconta”, tuttavia, non riguarderà solo il patrimonio storico-culturale ma anche quello sociale e gastronomico. Ad accogliere i turisti sarà un centro per l’ospitalità accessibile la cui gestione sarà affidata a persone con disabilità o a soggetti svantaggiati che saranno formati per accompagnare i visitatori lungo i vari percorsi all’interno del centro storico di Leverano.

Un esempio che ci piace tantissimo e che ci auspichiamo diventi normale prassi per tutte le città pugliesi. Perchè l’accessibilità è smart ma è soprattutto COOL!

Percorso tattile a Venezia per vedere gli arazzi di Palazzo Zaguri

L’arte è un linguaggio, una forma di comunicazione che dovrebbe essere accessibile e fruibile da tutti. La direzione di Palazzo Zaguri di Venezia per tale motivo, apre il polo espositivo di Campo San Maurizio ai percorsi tattili di tutte le sue opere.

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Sarà possibile, dal 23 Febbraio, vedere con le mani ogni opera e manufatto presenti nelle 35 sale espositive. «Un tempo i ciechi scendevano in piazza per rivendicare il diritto alla pensione e all’indennità di accompagnamento» spiega l’Uici. «Oggi avvertono fortemente il bisogno di accedere all’arte e ai beni culturali in genere perché sanno quanto siano essenziali ai fini di una formazione integrale della persona». «È nostro dovere umano e morale» aggiunge Mauro Rigoni, ad di Venice Exhibition «far sì che l’arte sia un bene di tutti. Ed è per questa ragione che abbiamo dato vita a questo progetto, che sarà inaugurato da una delegazione di una ventina di associati Uici invitati gratuitamente, assieme ai loro accompagnatori, a visitare la mostra “Da Kandinsky a Botero. Tutti in un filo”».

Opere d’arte contemporanea, quadri, arazzi ma anche e soprattutto il telaio ad alto liccio del 1700 sono pronti a raccontare i propri segreti grazie a un senso spesso dimenticato. Senza contare che si potrà letteralmente entrare nel dipinto di Felice Casorati, riprodotto in ogni suo elemento. Il gruppo dell’Uici potrà così scoprire i nodi e gli intrecci nascosti nel retro degli arazzi di Palazzo Zaguri, testimoni silenziosi e spesso dimenticati del grande e raffinatissimo lavoro di alto artigianato necessario a dar vita a questi capolavori.

Auticon, l'azienda che investe sull'autismo

Peter, Evan e Brian lavorano per Auticon una piccola azienda di software con sede sulla spiaggia di Santa Monica. Sembrerebbe una classica azienda americana ma, c’è molto di più.
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L’Auticon è una delle poche aziende al mondo a impiegare quasi esclusivamente persone che si trovano nello spettro autistico. Ha sedi in Germania, Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Svizzera e da poco anche in Italia. L’azienda nasce dall’esigenza di Gray Benoist, padre di due ragazzi autistici.
Alla Bbc ha dichiarato: «Entrambi erano incredibilmente capaci e intelligenti e meritavano un’opportunità per esprimerlo. Sentivo che il vuoto doveva essere riempito e non c’era altro modo che provarci personalmente». Nel 2013, fonda un piccolo ufficio che oggi è un’azienda di 150 dipendenti: «La nostra missione consiste nel riabilitare un gruppo di persone privato dei suoi diritti da sempre. Molte fette della società non sono adeguatamente rappresentate nel mondo del lavoro e una di queste è certamente quella delle persone con disturbi dello spettro autistico» ha detto.

In Auticon, i dipendenti hanno a disposizione cuffie per allontanare il rumore, possono lavorare in una stanza buia se preferiscono, non devono prendere pause pranzo e se non si sentono in grado di comunicare verbalmente con i loro compagni di squadra, possono usare la messaggistica. E se l’ansia aumenta hanno diritto a giorni di pausa.

L’autismo riguarda sempre più persone al mondo e uno dei problemi che tutti loro devono affrontare è proprio il mondo lavorativo organizzato così com’è: infatti, pochi riescono ad arrivare ad avere un impiego a tempo pieno, fermandosi subito già davanti al colloquio, esperienza che per loro è quasi impossibile da superare per gli altri livelli d’ansia di cui soffrono in determinate situazioni: «Le persone tendono ad assumere persone che sono come loro e le persone autistiche non sono come loro», ha spiegato Steve Silberman, autore di Neurotribes, libro che esamina l’evoluzione dell’autismo. «L’elenco di cose che non dovresti fare in un colloquio, come non distogliere lo sguardo, guardare il datore di lavoro negli occhi, venderti, sono praticamente tutto ciò che chi soffre di autismo non può fare».

Per entrare in Auticon, è previsto un programma di formazione di quattro settimane nel quale viene deciso quali candidati sono adatti a un’esperienza lavorativa di lungo termine e quali no. Tutte le aziende dovrebbero prendere come esempio questa bellissima realtà. La diversità è il valore aggiunto per fare la differenza, un modo alternativo per investire e ottenere forti successi così come dimostrato da Auticon.

Anche i non vedenti potranno scrivere musica

Si chiama Odla ed è un dispositivo che permette la scrittura musicale. Accessibile a tutti, è brevettato per tutti i musicisti, soprattutto i non vedenti. Ad idearlo la startup up palermitana Kemonia River.

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Renato Pace, docente al Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini di Palermo e cofondatore assieme ai figli Alessandro, 33 anni e Massimiliano, 38 anni. «Con un pentagramma in rilievo, questo strumento introduce la terza dimensione pensata soprattutto per i musicisti non vedenti. Siamo nella fase di stampa del prototipo con un investimento di 50 mila euro. Lo abbiamo brevettato. Sarà disponibile ad aprile attraverso una campagna di prevendita ad un prezzo di circa 200 euro».

Quattro artisti dell'arte "irregolare" rappresenteranno l'Italia a Tokyo

Saranno quattro gli artisti del Centro di salute mentale di Bologna a rappresentare l’Italia alla ParaArt di Tokyo: MacKenzie, Augustine Noula, Francesco Valgimigli, Andrea Giordani. Questi i loro nomi. Coordinati da Concetta Pietrobattista dell’Ausl di Bologna all’interno del progetto Arte Salute, diretto dalla dottoressa Angela Tomelli, sono stati selezionati dalla cooperativa giapponese Npo Tokyo Soteria per conto della Nippon Charity Kyokai, fondazione che affronta la disabilità e la  cultura e che vede in ParaArt, un evento di punta dell’arte “irregolare”. Arte Irregolare è la definizione coniata dalla storica dell’arte Bianca Tosatti che, da anni, si occupa dei rapporti tra espressione artistica e disagio mentale. ParaArt sarà ospitata anche nell’ambito dei giochi Paralimpici di Tokyo del 2020 e avrà oltre 700 opere provenienti da tutto il mondo.

Il progetto Arte Irregolare di Bologna è nato dalla collaborazione tra il Nuovo Comitato il Nobel per i Disabili Onlus, voluto da Dario Fo e Franca Rame e coordinato da Jacopo Fo, e il Dipartimento Salute Mentale-Dipendenze Patologiche di Bologna. Successivamente il gruppo di artisti si è reso autonomo per partecipare, ideare e progettare mostre ed eventi aperti al territorio con lo scopo di vendere le proprie opere, sensibilizzare la cittadinanza ai temi della differenza e connettersi con altri soggetti che si occupano di Arte Irregolare. Il collettivo è formato da una trentina di artisti che si incontrano mensilmente per confrontarsi sul proprio percorso artistico e programmare e realizzare le iniziative da promuovere. Forme ipnotiche e colori accesi che esprimono una solo consapevolezza: quella di esistere e di esserci come parte integrante del mondo.

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Ma, bisogna fare attenzione a non usare la retorica, usando compassione per riconoscere un talento dove non c’è. Una cosa è l’arteterapia, che si svolge nei tanti laboratori per utenti psichiatrici, altro è accedere alla collezione di un museo d’Arte Irregolare a pieno titolo.

Si, perché esistono nel mondo musei e mostre dedicate all’Arte Irregolare. E in Italia, per adesso, niente. Grave, che proprio in Italia, paese dell’arte, non ci sia uno spazio dedicato a tale corrente artistica. Ci auguriamo che Bologna sia l’inizio di una lunga serie e che l’arte irregolare possa trovare l’importanza che merita.

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