Mappe Tattili: A Leverano i monumenti diventano accessibili

Mappe visivo-tattili e QR code con video in LIS, il centro storico di Leverano investe sull’accessibilità grazie al finanziamento di 25mila euro, 20mila euro di fondi regionali e 5mila euro di co-finanziamento in servizi e spazi, ottenuti grazie a Puglia Capitale Sociale 2.0.

Il progetto si chiama “Leverano accoglie e racconta” ed è presentato dall’associazione Superamento Handicap onlus in partenariato con l’Aps Coo.R.Te in collaborazione con il Comune di Leverano, l’associazione Levante e la onlus Tactile Vision di Torino.

Monumenti storici come la Torre federiciana o la Torre dell’orologio, Chiese come la Chiesa Matrice, le Chiese di San Benedetto e Santa Maria, oltre al Convento di Santa Maria delle Grazie, saranno accompagnati dasupporti informativi, utili a tutti i cittadini e visitatori anche con disabilità visive o uditive. La mappa sarà redatta anche in Braille per i ciechi. Ci saranno, inoltre QR e NFC e audioguide in italiano/inglese e sottotitolazioni e traduzioni LIS per i sordi.

In questo modo, Leverano si appresta a fare da apripista nel panorama pugliese e salentino, dal momento che mappe visivo-tattili così complete sinora erano state realizzate, dalla stessa Tactile Vision, insieme all’associazione Lettura Agevolata, a Milano, Venezia e altre città italiane per alcuni dei più importanti siti di interesse culturale.
Il progetto “Leverano accoglie e racconta”, tuttavia, non riguarderà solo il patrimonio storico-culturale ma anche quello sociale e gastronomico. Ad accogliere i turisti sarà un centro per l’ospitalità accessibile la cui gestione sarà affidata a persone con disabilità o a soggetti svantaggiati che saranno formati per accompagnare i visitatori lungo i vari percorsi all’interno del centro storico di Leverano.

Un esempio che ci piace tantissimo e che ci auspichiamo diventi normale prassi per tutte le città pugliesi. Perchè l’accessibilità è smart ma è soprattutto COOL!

Percorso tattile a Venezia per vedere gli arazzi di Palazzo Zaguri

L’arte è un linguaggio, una forma di comunicazione che dovrebbe essere accessibile e fruibile da tutti. La direzione di Palazzo Zaguri di Venezia per tale motivo, apre il polo espositivo di Campo San Maurizio ai percorsi tattili di tutte le sue opere.

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Sarà possibile, dal 23 Febbraio, vedere con le mani ogni opera e manufatto presenti nelle 35 sale espositive. «Un tempo i ciechi scendevano in piazza per rivendicare il diritto alla pensione e all’indennità di accompagnamento» spiega l’Uici. «Oggi avvertono fortemente il bisogno di accedere all’arte e ai beni culturali in genere perché sanno quanto siano essenziali ai fini di una formazione integrale della persona». «È nostro dovere umano e morale» aggiunge Mauro Rigoni, ad di Venice Exhibition «far sì che l’arte sia un bene di tutti. Ed è per questa ragione che abbiamo dato vita a questo progetto, che sarà inaugurato da una delegazione di una ventina di associati Uici invitati gratuitamente, assieme ai loro accompagnatori, a visitare la mostra “Da Kandinsky a Botero. Tutti in un filo”».

Opere d’arte contemporanea, quadri, arazzi ma anche e soprattutto il telaio ad alto liccio del 1700 sono pronti a raccontare i propri segreti grazie a un senso spesso dimenticato. Senza contare che si potrà letteralmente entrare nel dipinto di Felice Casorati, riprodotto in ogni suo elemento. Il gruppo dell’Uici potrà così scoprire i nodi e gli intrecci nascosti nel retro degli arazzi di Palazzo Zaguri, testimoni silenziosi e spesso dimenticati del grande e raffinatissimo lavoro di alto artigianato necessario a dar vita a questi capolavori.

Auticon, l'azienda che investe sull'autismo

Peter, Evan e Brian lavorano per Auticon una piccola azienda di software con sede sulla spiaggia di Santa Monica. Sembrerebbe una classica azienda americana ma, c’è molto di più.
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L’Auticon è una delle poche aziende al mondo a impiegare quasi esclusivamente persone che si trovano nello spettro autistico. Ha sedi in Germania, Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Svizzera e da poco anche in Italia. L’azienda nasce dall’esigenza di Gray Benoist, padre di due ragazzi autistici.
Alla Bbc ha dichiarato: «Entrambi erano incredibilmente capaci e intelligenti e meritavano un’opportunità per esprimerlo. Sentivo che il vuoto doveva essere riempito e non c’era altro modo che provarci personalmente». Nel 2013, fonda un piccolo ufficio che oggi è un’azienda di 150 dipendenti: «La nostra missione consiste nel riabilitare un gruppo di persone privato dei suoi diritti da sempre. Molte fette della società non sono adeguatamente rappresentate nel mondo del lavoro e una di queste è certamente quella delle persone con disturbi dello spettro autistico» ha detto.

In Auticon, i dipendenti hanno a disposizione cuffie per allontanare il rumore, possono lavorare in una stanza buia se preferiscono, non devono prendere pause pranzo e se non si sentono in grado di comunicare verbalmente con i loro compagni di squadra, possono usare la messaggistica. E se l’ansia aumenta hanno diritto a giorni di pausa.

L’autismo riguarda sempre più persone al mondo e uno dei problemi che tutti loro devono affrontare è proprio il mondo lavorativo organizzato così com’è: infatti, pochi riescono ad arrivare ad avere un impiego a tempo pieno, fermandosi subito già davanti al colloquio, esperienza che per loro è quasi impossibile da superare per gli altri livelli d’ansia di cui soffrono in determinate situazioni: «Le persone tendono ad assumere persone che sono come loro e le persone autistiche non sono come loro», ha spiegato Steve Silberman, autore di Neurotribes, libro che esamina l’evoluzione dell’autismo. «L’elenco di cose che non dovresti fare in un colloquio, come non distogliere lo sguardo, guardare il datore di lavoro negli occhi, venderti, sono praticamente tutto ciò che chi soffre di autismo non può fare».

Per entrare in Auticon, è previsto un programma di formazione di quattro settimane nel quale viene deciso quali candidati sono adatti a un’esperienza lavorativa di lungo termine e quali no. Tutte le aziende dovrebbero prendere come esempio questa bellissima realtà. La diversità è il valore aggiunto per fare la differenza, un modo alternativo per investire e ottenere forti successi così come dimostrato da Auticon.

Anche i non vedenti potranno scrivere musica

Si chiama Odla ed è un dispositivo che permette la scrittura musicale. Accessibile a tutti, è brevettato per tutti i musicisti, soprattutto i non vedenti. Ad idearlo la startup up palermitana Kemonia River.

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Renato Pace, docente al Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini di Palermo e cofondatore assieme ai figli Alessandro, 33 anni e Massimiliano, 38 anni. «Con un pentagramma in rilievo, questo strumento introduce la terza dimensione pensata soprattutto per i musicisti non vedenti. Siamo nella fase di stampa del prototipo con un investimento di 50 mila euro. Lo abbiamo brevettato. Sarà disponibile ad aprile attraverso una campagna di prevendita ad un prezzo di circa 200 euro».

Quattro artisti dell'arte "irregolare" rappresenteranno l'Italia a Tokyo

Saranno quattro gli artisti del Centro di salute mentale di Bologna a rappresentare l’Italia alla ParaArt di Tokyo: MacKenzie, Augustine Noula, Francesco Valgimigli, Andrea Giordani. Questi i loro nomi. Coordinati da Concetta Pietrobattista dell’Ausl di Bologna all’interno del progetto Arte Salute, diretto dalla dottoressa Angela Tomelli, sono stati selezionati dalla cooperativa giapponese Npo Tokyo Soteria per conto della Nippon Charity Kyokai, fondazione che affronta la disabilità e la  cultura e che vede in ParaArt, un evento di punta dell’arte “irregolare”. Arte Irregolare è la definizione coniata dalla storica dell’arte Bianca Tosatti che, da anni, si occupa dei rapporti tra espressione artistica e disagio mentale. ParaArt sarà ospitata anche nell’ambito dei giochi Paralimpici di Tokyo del 2020 e avrà oltre 700 opere provenienti da tutto il mondo.

Il progetto Arte Irregolare di Bologna è nato dalla collaborazione tra il Nuovo Comitato il Nobel per i Disabili Onlus, voluto da Dario Fo e Franca Rame e coordinato da Jacopo Fo, e il Dipartimento Salute Mentale-Dipendenze Patologiche di Bologna. Successivamente il gruppo di artisti si è reso autonomo per partecipare, ideare e progettare mostre ed eventi aperti al territorio con lo scopo di vendere le proprie opere, sensibilizzare la cittadinanza ai temi della differenza e connettersi con altri soggetti che si occupano di Arte Irregolare. Il collettivo è formato da una trentina di artisti che si incontrano mensilmente per confrontarsi sul proprio percorso artistico e programmare e realizzare le iniziative da promuovere. Forme ipnotiche e colori accesi che esprimono una solo consapevolezza: quella di esistere e di esserci come parte integrante del mondo.

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Ma, bisogna fare attenzione a non usare la retorica, usando compassione per riconoscere un talento dove non c’è. Una cosa è l’arteterapia, che si svolge nei tanti laboratori per utenti psichiatrici, altro è accedere alla collezione di un museo d’Arte Irregolare a pieno titolo.

Si, perché esistono nel mondo musei e mostre dedicate all’Arte Irregolare. E in Italia, per adesso, niente. Grave, che proprio in Italia, paese dell’arte, non ci sia uno spazio dedicato a tale corrente artistica. Ci auguriamo che Bologna sia l’inizio di una lunga serie e che l’arte irregolare possa trovare l’importanza che merita.

Anffas: Abbiamo scelto di puntare sul lavoro

CAGLIARI. L’agenda dell’ANFFAS di Cagliari (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) si è recentemente arricchita di una serie di iniziative volte promuovere sul proprio territorio l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale.
È stata del resto una scelta precisa di tale Associazione, in questi ultimi anni, quella di adeguare l’offerta dei servizi ai bisogni delle persone, costruendo nuove risposte in chiave inclusiva, capaci di mettere al centro le persone e accompagnarle verso l’acquisizione di competenze spendibili nel contesto territoriale. In tal senso – come avevamo ampiamente riferito anche sulle nostre pagine – una particolare attenzione è stata posta alla specializzazione dei servizi per il lavoro, tramite la costituzione, nel 2009, del SISL (Servizio di Inclusione Socio-Lavorativa) e, più recentemente, di un’Agenzia Mediazione Lavoro, «servizi che – come spiegano dall’ANFFAS sarda – prendono entrambi in considerazione l’educazione all’adultità quale approccio educativo che favorisce l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità».

Nello scorso mese di dicembre, dunque, è stato realizzato un Laboratorio di ricerca attiva del lavoro che ha coinvolto cinque giovani, con l’obiettivo di accompagnarli nelle diverse fasi di ricerca di un’occupazione attraverso una conoscenza del mercato del lavoro e delle tecniche e degli strumenti utili per favorirne l’accesso.
L’iniziativa si è svolta utilizzando linguaggi e strumenti “facilitati”, per agevolare la comprensione da parte dei partecipanti, che si sono sperimentati nella costruzione del proprio curriculum, nella predisposizione di lettere di autocandidatura e nella risposta ad annunci di lavoro mediante l’invio alle aziende della propria lettera e del curriculum.
Il Laboratorio si è concluso con una visita all’Azienda Carrefour, in occasione della quale – grazie alla collaborazione della Responsabile per le Risorse Umane – i giovani con disabilità si sono sperimentati in una simulazione di colloquio di lavoro, mettendo in pratica quanto in precedenza acquisito.

Successivamente, in corrispondenza delle festività natalizie, l’ANFFAS del capoluogo sardo ha promosso la due giorni intitolata Inclusive Day… ANFFAS e imprese insieme per l’Inclusione lavorativa, in collaborazione con le realtà aziendali con cui l’Associazione collabora da anni. Il tutto, naturalmente, allo scopo di diffondere nel mondo produttivo la cultura dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale.
Durante le due giornate, dodici giovani del SISL si sono sperimentati in modo attivo nel mondo del lavoro, mettendosi a disposizione dell’Azienda Carrefour di Quartucciu mediante l’offerta di servizi alla clientela. Accompagnati dai dipendenti dell’ipermercato hanno dunque collaborato nell’imbustare merce, sistemare gli articoli sugli scaffali, supportare le attività di cassa e altro ancora.
Slogan dell’iniziativa, Because we Think Different (letteralmente “Perché noi la pensiamo in modo differente”), in quanto «l’obiettivo – sottolineano i promotori – è stato quello di rendere visibili le competenze dei giovani con disabilità e trasmettere il messaggio che l’inclusione lavorativa è possibile… se pensiamo che sia possibile».

E da ultimo, ma non certo ultimo, l’Agenzia Mediazione Lavoro dell’ANFFAS ha partecipato per il secondo anno consecutivo al SJD (Sardinian Job Day), il più importante evento organizzato dall’ASPAL (Agenzia Sarda per Politiche Attive del Lavoro), dedicato al mercato del lavoro nell’Isola e tenutosi alla fine di gennaio a Cagliari.
Tra i vari momenti di incontro tra domanda e offerta, colloqui tra candidati e imprese, convegni, seminari e laboratori, anche gli operatori dell’Agenzia – coadiuvati dai giovani provenienti dai servizi dell’ANFFAS sul lavoro – hanno organizzato un proprio stand informativo e promozionale presso il quale si sono recati numerosi familiari di persone con disabilità, per informarsi sui servizi offerti, giovani in cerca di lavoro, per presentare la propria candidatura, operatori del settore, scuole e agenzie formative, per un momento di scambio e confronto.
«Il Sardinian Job Day – concludono dall’ANFFAS di Cagliari – ha sicuramente rappresentato un’occasione preziosa per entrare in contatto con le aziende del territorio, avviare nuove collaborazioni o consolidare collaborazioni già in essere. Un prezioso evento dove lo scambio di informazioni, conoscenze e contatti sono stati un’ottima opportunità di crescita professionale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Area Comunicazione ANFFAS di Cagliari (Elisabetta Mossa), area.comunicazione@anffassardegna.it.

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