10 febbraio 2019

È destinato a diventare l’erede di Federico Morlacchi, il migliore azzurro di sempre in piscina, che ha la sua stessa disabilità e con il quale si allena in piscina.

Nel mondo rappresenta la faccia sorridente e sfrontata della nuova generazione di nuotatori paralimpici. In Italia è destinato a diventare l’erede di Federico Morlacchi, il migliore azzurro di sempre in piscina, stesso tipo di disabilità, con il quale si allena dal 2015. A diciotto anni, Simone Barlaam, milanese, nato con ipoplasia del femore destro, è già una stella: campione del mondo in due specialità, con il record mondiale nei 50 stile, oltre a un argento e un bronzo ai Mondiali di Città del Messico 2017, la scorsa estate ha vinto 4 medaglie d’oro e una d’argento agli Europei di Dublino, affermandosi come uno degli atleti più medagliati della manifestazione. Non sono solo queste le motivazioni che lo hanno portato a essere fra i vincitori del Premio Brera, uno dei riconoscimenti sportivi più importanti, dedicato al grande giornalista lombardo, consegnato nei giorni scorsi a Milano e in passato assegnato ai più grandi.

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Simone non è però solo un’eccellenza sportiva. Studente all’ultimo anno di liceo, ha frequentato il quarto anno quale exchange student alla Castle High School di Sydney, vincendo medaglie d’oro in diverse competizioni nazionali australiane. Sveglia prima dell’alba, alle 5 in piscina, scuola, studio, 11 allenamenti a settimana e palestra. Una esperienza che lo ha fatto crescere anche come uomo. Primo tuffo quando a pochi mesi di vita.

Durante l’infanzia è stato sottoposto a dodici operazioni chirurgiche per tentare di sistemare l’arto. La prima a tre giorni di vita. Il nuoto era per lui in quel periodo l’unico sport possibile. «Mi innamorai dell’acqua e della libertà che mi permetteva. Lì si vive il piacere della fatica». Nel 2015 vede una gara di Morlacchi, che diventa il suo esempio e mentore. Da allora si allena con lui e un bel gruppo di campioni (su di loro è stato girato il docufilm «I pesci combattenti»), messo insieme dalla Pol.Ha Varese con un tecnico di valore mondiale come Massimiliano Tosin. È in assoluto una delle grandi promesse azzurre in vista dei Giochi Paralimpici di Tokyo.

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