L'arte contemporanea che guarda oltre (seconda parte)

Continua il nostro viaggio nell’arte di Guido Martini, intervistato da Angelo Guido.

Leggi la prima parte

l’incompiuto è meglio del compiuto. In compenso, qualche volta, riesco a comprendere il mio umore dopo aver rivisto i miei quadri, il giorno dopo

Una manciata di anni fa sei stato colpito da un ictus. Ciò ti ha influenzato artisticamente? E in che misura?

«Mi son semplicemente detto: “Guido, fatti forza… Non puoi lasciarti andare!”. Così, una volta ad Erchie [presso la prima casa di riposo dove Guido ha soggiornato, prima di a approdare a Mesagne], ho cominciato a rinascere. Con il pennello – aggiunge –, ormai, faccio cose che non mi piacciono. Indovina la tecnica di questi quadri! [ci mostra una miriade di quadri di piccole dimensioni, brulicanti di colori e sfumature]. Sono dipinti con un cucchiaio – ammette. Ne faccio due o tre al giorno, con le giuste pause.

«Adesso il mio stile è questo. Ottenuta un’immagine centrale, poi aggiungo queste “sfere” che rappresentano, ormai, un tratto distintivo di Guido Martini».

 

Ci mostra, in sequenza, una cantante, un vascello, poi un criptico quartetto jazz, di una serie di tre.

«Spesso mi ritrovo ad affibbiare un significato ad un dipinto soltanto in un secondo momento. Guarda questo giocatore di baseball: è emozionante. Questo, invece, è potrebbe scoprirsi il profilo di Don Rodrigo. Non mi capita mai, comunque, di riprendere un’idea: l’incompiuto è meglio dell’incompiuto. In compenso, qualche volta, riesco a comprendere il mio umore dopo aver rivisto i miei quadri, il giorno dopo».

Da questa scatola di quadri e ricordi emerge una foto di un giovane Guido Martini: la pelle olivastra bruciata dal sole, lo sguardo – torvo – che si perde sulla baia di Capri. Chiedo lumi e il suo volto si illumina.

«Un giorno mi trovavo all’aeroporto di Roma, mentre bevevo un caffè. Un signore mi si avvicina e fa: “Ma l
o sa che lei somiglia a Humphrey Bogart?”. A raccontarlo, mi dissi, non ci crederebbe nessuno».

Ritorniamo alla pittura. Un quadro in particolare attira la nostra attenzione. È il Duomo di Milano o, meglio, una libera interpretazione di Guido, solo bianco su nero. Dei versi scribacchiati in fondo alla tela recitano: “Era come se il mondo stesso, scrollandosi di dosso la sua vecchiezza, si rivestisse di cattedrali”.

«Ciò che trovo interessante [ci confida, nel frattempo, che quelle parole appartengono ad un monaco di età medievale, Rodolfo il Glabro] è che le mie opere possono essere collocate in un’epoca, ma non sono riconducili a nessun altro pittore, non vi si scorge alcun retaggio. A volte mi chiedo se sono stato davvero io a dipingerle!».

È forse questo il tuo segreto? Ciò che ti permette di dipingere ancora?

«La pittura ha avuto certamente la sua influenza. Quando mi ritiro qui, tutto il resto sparisce, tutto il resto non esiste più».

 “l’arte dovrebbe trasmettere solo valori positivi come la poesia dovrebbe esser fatta solo di versi d’amore”

marti 4 tempereNel ringraziare ancora una volta l’artista per averci concesso parte del suo prezioso tempo, vi invitiamo a restate sintonizzati su queste pagine! Molto presto, troverete tutte le novità in merito alla personale di Guido Martini, promossa da Movidabilia e curata dall’architetto Cristiano Cervino.
Perché l’arte è cool, l’accessibilità è cool!

 

 

 

 

X