23 gennaio 2015

Di Sabrina Barbante
Non è un caso se tutti i progetti di ristorazione solidale e i ristoranti gestiti da disabili in Italia e non solo, hanno alla base gruppi composti principalmente da ragazze e ragazzi con sindrome di Kanner (meglio nota come autismo) e/o sindrome di Down.

Vediamo per quale piccoli-grandi ragioni ragazze e ragazzi autistici e Down possono essere ‘l’ingrediente che fa la differenza’.

1 – Rapporto con lo SPAZIO cucina.
Per le persone con sindrome di Kanner, è proprio  l’attitudine alla ripetizione e alla stereotipia, la metodicità e il rituale dell’ordine, a renderli particolarmente talentuosi nell’organizzazione degli spazi ampi e complessi di cucine molto grandi.
La loro memoria meccanica e visuospaziale e la una capacità di comprendere il funzionamento e la regola implicita in un insieme percettivo rende alcuni di loro incredibilmente abili nel seguire ed usare i dettagli e gli oggetti caratteristici di un luogo specifico.

Andrea-Esposito-cameriere-a-Como

2 – Gioco di squadra.
La particolare attitudine al lavoro di gruppo si manifesta in particolar modo tra i ragazzi e le ragazze Down.
Appesantiti da molti meno filtri culturali e sovrastrutture formali rispetto ai ‘normoditati’, i gruppi con più persone down o addirittura composti esclusivamente da persone con questa caratteristica genetica, tendono a sviluppare meno retropensieri ostili ed inimicizie, focalizzando maggiormente il punto di arrivo e l’obiettivo finale di ogni lavoro. Insomma, laddove fior di aziende spendono fior di quattrini in corsi di team building, ecco che i Down riescono per natura a sopperire ad un difetto coordinativo ed organizzativo grazie alla capacità di ‘affidarsi’ agli altri.

3 – Sperimentazione
I master chef pluri stellati non fanno che ripeterlo dai loro pulpiti televisivi e non solo: in cucina servono tecnica e studio, ma alla fine conta soprattutto la capacità immaginifica, il coraggio di osare e mettersi in discussione.
Per i motivi già espressi ai punti 1 e 2, sia i Down che gli autistici hanno doti speciali in questo settore, fatto di creatività e sperimentazione  e capacità di ‘stare al gioco’, se basato su regole precise e seguite da tutti.

Forse è anche per questi motivi che l’Italia inizia a riempirsi di esempi di piccole e medie imprese della ristorazione che nascono da progetti di cooperative sociali e sfondano non certo tra i soli appassionati di beneficenza, ma tra gli amanti della buona tavola!
Lo sanno bene li clienti della Cascina Coriasco a Lacchiarella (MI), la Locanda dei Girasoli a Roma e l’X Food in provincia di Brindisi, ristorante sociale con prodotti coltivati a Km Zero dagli stessi gestori del locale.

A queste tre ghiotte proposte per chi ama vivere e mangiar bene, assegniamo una ‘maglietta virtuale’ della nostra linea #accessibilityIsCool, in attesa che qualcuno di voi si faccia un bellissimo selfie e ce lo invii, aiutando a inserire anche questi tre posti nella nostra mappa dell’accessibilità.

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