4 maggio 2015

Di Angelo Guido

Negli ultimi giorni, hanno destato particolarmente interesse le gesta di Yvan Wouandji, calciatore della nazionale francese non vedenti di calcio a 5-un-lato, autore di un’incredibile rete a seguito di una serpentina che ha letteralmente seminato il panico fra gli ostici avversari della Germania, prima di vedere battuto l’incolpevole portiere teutonico. Non sono mancati i paragoni con il più illustre collega Lionel Messi, ma il merito più grande attribuibile al numero 10 dei “galletti” francesi, forse, è stato quello di aver posto l’attenzione su uno sport finora poco conosciuto ai più.

Gestito dall’International Blind Sports Federation (IBSA), fondata nel 1981 a Parigi, il calcio a 5-un-lato è un adattamento del calcio per atleti con disabilità visive – ipovisione e cecità – che si svolge secondo le regole FIFA, seppur con alcune opportune modifiche. Il campo di gioco, cha mantiene la classica forma rettangolare, è quello standard per il calcio a 5 (che prevede, quindi, una lunghezza compresa tra 38 e 42 metri ed una larghezza compresa tra i 18 e i 22 metri), circondato da sponde in policarbonato alte 1.30 metri, in modo tale che la palla possa uscire solo dalle linee di fondo, escludendo di fatto le rimesse laterali.

La sfera di gioco, che non rimbalza, viene individuata acusticamente grazie ad alcuni dispositivi sonori (i cosiddetti sonagli) che emettono un suono udibile dagli atleti. Le squadre, tuttavia, possono servirsi di alcune guide vedenti, posizionate a bordo campo insieme all’allenatore, autorizzate a dettare istruzioni ai giocatori per aiutarli nella gestione dei movimenti. Ogni squadra è formata da cinque giocatori, compreso il portiere che non deve avere cecità totale e che può essere anche un vedente, purché non sia stato un tesserato FIFA per almeno cinque anni. Gli altri giocatori, invece, vengono tutti bendati, onde evitare che anche un solo calciatore possa trarre vantaggio da un minor grado di disabilità. Le partite si costituiscono di due tempi regolamentari di 25 minuti ciascuno, con un intervallo della durata di circa dieci minuti.

Le competizioni di calcio a 5-un-lato si distinguono in due categorie. La prima, la Categoria B1, vede impegnati solo atleti che non percepiscono la luce in nessuno dei due occhi o che la percepiscono ma non sono in grado di riconoscere la forma di una mano da alcuna distanza o direzione (B1), con l’eccezione dei portieri e delle guide, che possono essere di classe B2, B3 o, come già detto, vedenti.
Nella seconda categoria, la B2/3, confluiscono, invece, sia atleti in grado di riconoscere la forma di una mano e di vedere chiaramente con un parametro di 2/60 o inferiore, e il cui campo visivo è minore di 5° (B2), sia atleti in grado di riconoscere la forma di una mano, di vedere chiaramente con un parametro che varia dai 2/60 ai 6/60 ed il cui campo visuale è superiore a 5° ma inferiore a 20° (B3). Tuttavia, è obbligatoria la presenza in campo di almeno due giocatori B2 per ogni squadra.
Diffusosi dapprima in Sudamerica, dove si ha notizia del primo campionato brasiliano già a partire dal 1980, il calcio a 5-un-lato sbarcò in Europa solo nel 1986, allorché ebbe luogo il primo campionato nazionale spagnolo. I primi campionati continentali europei e americani, invece, si sono svolti nel 1997, seguiti l’anno successivo dal primo Campionato del Mondo. Dal 2004, è inserito nelle discipline praticate alle Paralimpiadi.


In Italia, sotto l’egida della FISPIC (la Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi, che raggruppa le discipline del goalball, del torball, del calcio a 5 B1 e B2/3, dello judo e dello showdown), si disputano, invece, il campionato italiano, la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana (giocata tra le vincenti delle due manifestazioni nazionali).

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