5 giugno 2015

Di Sabrina Barbante
In principio erano le case.
Poi, arrivarono le case, gli ambienti e gli spazi progettati e disegnati (o ri-disegnati) appositamente per i portatori di disabilità, motoria o sensoriale.
Sino a pochi anni fa la progettazione di una casa o uno spazio al fine di renderlo accessibile (anche) ai disabili era una sorta di optional, un lusso o una scelta da fare a fronte di un ‘poblema’.
Oggi, dopo la teorizzazione e le prime buone pratiche dell’Universal design non è più così.

L’universal design è la progettazione di prodotti e ambienti utilizzabili da un numero più vasto possibile di utenti, riducendo al minimo o azzerando i costi aggiuntivi e partendo già nella fase di progettazione dalla consapevolezza che gli utenti sono tutti diversi ed avranno esigenze differenti, sia in termini di mobilità che in termini di caratteristiche psico fisiche personali.

Questo modo di pensare la progettazione ha come target di riferimento tutte le persone senza distinzione di età, sesso e abilità.


Snaidero
Kitchen & Bath Designers

 

 

I principi alla base dell’Universal design sono 7 e sono stati teorizzati nel 1995 dal The Center for Universal Design della North Carolina State University e stanno diventando elemento fondamentale nella formazione di architetti, designer, ingegneri e chiunque lavori nel campo edilizio. Ecco quali sono questi 7 postulati:

1 – Usabilità equa. 
Questo è il primo e più importante elemento alla base dell’Universal design:
Il prototipo è utilizzabile anche dai portatori di disabilità, con la stessa semplicità con cui viene utilizzato dai non disabili?

2 – Flessibilità
Il prototipo si presta a  molteplici utilizzi?

3 – Intuitività
Un utente che si imbatta nel prototipo per la prima volta, sarebbe in grado di utilizzarlo senza aiuto?

4 – Informazione percettibile
Il prototipo è in grado di dare all’utente informazioni sufficienti per un uso ottimale, in tutte le condizioni?

5 – Tolleranza dell’errore
Qual è il livello di gravità delle conseguenze in caso di uso errato da parte di un nuovo utente?

6 – Minimo sforzo fisico
Qual è lo sforzo o il livello fisico di difficoltà nell’utilizzo del prototipo?

7 – Ingombro
Il prodotto avrà un impatto nello spazio adatto alla tipologia di ambienti per cui è stato pensato?

Quindi, anche nel mondo del design si interrompe la cesura tra il mondo delle ‘cose fatte per le persone’ e  quello delle ‘cose fatte per i disabili’, fondendo il concetto stesso di progettazione nell’idea che tanto più un ambiente, oggetto, mobile, è accessibile universalmente, tanto più esso sarà bello. O cool, come tutte le cose accessibili secondo Movidabilia. 

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