Diritto alla Mobilità: l’UE bacchetta l’Italia
Lo scorso Novembre fu il gesto plateale di un intrepido 44enne bellunese a sollevare il problema, oggi è l’Unione Europea che mette il dito nella piaga minacciando pesanti sanzioni. Il tema di fondo è il diritto alla mobilità dei disabili, un argomento su cui l’Italia è enorme ritardo rispetto agli altri Paesi Europei, tanto da indurre la Commissione Europea ad avviare 3 procedure d’infrazione con l’invio di lettere di messa in mora.
Sotto accusa in particolare il sistema di mobilità di autobus, pullman e trasporti navali che non assicurerebbero adeguata assistenza ai viaggiatori disabili, per cui non sarebbe ancora stata istituita l’autorità deposta alla gestione sia dell’adeguata assistenza sia degli eventuali reclami di utenti che non vedessero rispettati i propri diritti. Le nuove regole Ue, in vigore da oltre un anno, prevedono proprio l’assegnazione di tali competenze ad un’autorità dei trasporti che in Italia non esisterebbe nella forma e nelle competenze specifiche necessarie.
Alla luce di ciò, la storia di quell’uomo svedese su sedia a rotelle che pochi mesi fa aveva bloccato per protesta un treno regionale in partenza perché non attrezzato per farlo salire a bordo, appare come l’ennesima dimostrazione di quanto siamo abituati a parlare di accessibilità, pari opportunità e inclusione sociale, ma molto poco impegnati a tradurre tutte queste parole in azioni concrete.
Ora L’Italia ha due mesi di tempo per formulare delle adeguate risposte alla Commissione per non incorrere nella messa in mora. Che facciamo, lo prendiamo al volo questo treno o lo perdiamo un’altra volta?
Ilaria Panico

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