23 marzo 2015

Di Sabrina Barbante
La percezione aptica non è nuova nel settore dello sviluppo scientifico.

Questa combinazione tra la percezione tattile data dagli oggetti sulla superficie della pelle e la percezione che deriva dalla posizione della mano rispetto all’oggetto è infatti uno dei primi e principali canali di comunicazione dell’individuo con il mondo esterno, molto sviluppato nel genere animale, sottovalutato dal genere umano, fatta eccezione per i portatori di disabilità sensoriali come i ciechi o gli ipovedenti… e i bambini nelle primissime fasi di apprendimento emotivo.

Adesso, grazie a nuove intuizioni che partono dagli Stati Uniti, l’aptica diventa terreno di sperimentazione anche come sostitutivo della comunicazione verbale o comunque come canale alternativo nel campo della comunicazione emotiva.

Ne è un esempio la Smartstone, ideata da un gruppo di ingegnere, ingegneri e designer di Santa Barbara, California.
Si tratta di un piccolo oggetto che racchiude una vera e propria piattaforma di comunicazione non verbale. Appare come una pietra di fiume, piccola, intima ed elegante. Può essere indossata o semplicemente portata in borsa o in tasca o poggiata su un tavolo come oggetto da scrivania. Ma la cosa che conta è che questo piccolo universo tattile può essere programmato per far sì che dei semplici gesti e tipologie di tocco possano trasmettere ad uno o più destinatari pre-programmati nell’interfaccia del software, dei messaggi non verbali.

Viene utilizzata per diversi scopi: dall’invio di messaggi tra familiari o innamorati che siano ‘percettivi e sensoriali’ e non solo testuali come avviene per i telefonini, ma anche per scopi di sicurezza, come un immediato ‘salvavita’ per le persone anziane.
Ma il campo applicativo in cui Smartstone è più utilizzata e sta riscuotendo più successo è per stabilire canali di comunicazione non verbale tra disabili sensoriali e non portatori di disabilità. 

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Questo vero e proprio oggetto di design per l’accessibilità non ha uno schermo e usa output multi sensoriali con un interfaccia intuitivo.
Per i bambini sordi, muti o sordomuti, questo tipo di comunicazione può sostituire in termini di praticità quella verbale, se non per tutti gli ambiti della quotidianità almeno per quelli più direttamente collegati alla sfera emotiva e affettiva.
Ho fame, ho sonno, mi manchi, la mamma ti pensa, tienimi la mano, mi vieni a prendere?,  Giochiamo?,  Ho paura, Questo non si fa sono solo alcune delle centinaia di messaggi programmabili e che possono essere scelte e inventate a seconda delle necessità.
Anche se è indubbio che i maggiori vantaggi pratici di questo oggetto dal design gradevole e alto livello tecnologico, riguardano chi viene colpito da malattie degenerative in cui anche solo l’invio di un sms o l’espressione di un concetto anche poco articolato come ‘ti voglio bene’, ‘ti penso’, ‘ho fame’, possono essere difficilissimi.

Se il design è smart, l’alto livello di accessibilità rende davvero cool questo oggetto.

Aiutaci a promuovere l’accessibilità. 
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