28 novembre 2014

di Sabrina Barbante
Si sente spesso parlare, come spesso si legge, di quanto l’approccio musicale e l’avvicinamento all’arte in genere possano dare un ‘aiuto’ ai portatori di qualsivoglia tipo di disabilità motoria e sensoriale.

Gli studi dimostrano che è vero, l’arte è una buona forma di espressione e recupero della consapevolezza del sé, ma lo è tanto per disabili che per normo-dotati (o diversamente disabili).
Proviamo, come piace fare a noi di Movidabilia, ad invertire l’ottica e l’ordine di idee: riflettiamo su quanto l’approccio cognitivo e percettivo della realtà da parte di un disabile cognitivo o sensoriale, tanto più se dalla nascita, può dare all’arte e alle sue espressioni e al modo stesso di vivere le emozioni per i non disabili.

Oggi lo facciamo attraverso la musica e diverse esperienze straordinarie in questo campo.
Schermata-2013-04-08-a-09.19.45Prendiamo ad esempio Carlo, un ragazzo emiplegico, che ha conquistato lentamente e con difficoltà l’uso della parte sinistra del proprio corpo. Ha un dono che si chiama ‘orecchio assoluto’, che non implica solo l’attitudine alla musica ma ai suoni in generale, quindi anche al linguaggio e alle lingue. A soli tre anni era in grado di percepire e distinguere il suono di un fagotto in un’orchestra.
La sua fortuna rischiava di essere interrotta alle scuole medie, quando nonostante l’essersi distinto in musica alle elementari, gli hanno negato l’accesso all’indirizzo musicale per via della sua disabilità. Pazienza, ha preso l’indirizzo linguistico e adesso è un pianista che parla più lingue, grazia alla consapevolezza del suo talento, che a quanto pare per lui era più forte della percezione della sua disabilità. E anche grazie all’incontro con Esagramma, un centro che si occupa di coniugare musica e disabilità. Tanto per farla breve, adesso è diplomato al liceo delle Scienze Sociali Tenca, all’indirizzo di sperimentazione musicale, senza mai un debito.
Carlo ha dato nuove sperimentazioni alla musica e nuovi spunti ai suoi compagni di corso.

Nella zona Ovest di Roma, intanto, si crea e mobilita una banda di squinternati dal nome ‘Gli Scooppiati’, composta da 11 elementi. Chi dirige l’orchestra e gestisce la ritmica sono ragazzi con disabilità. Alcuni di loro sono anche ai cori. Sono loro che portano il ritmo e anche l’ordine nel gruppo,a quando afferma Giuseppe Salis, musicista tra i fondatori della band.
Caratteristica del gruppo è un approccio giocoso e divertito al repertorio classico come a quello pop, laddove questi a volte si mischiano.
E se non è sperimentazione e sincretismo questo…

Hanno fatto il giro del mondo, invece, i ragazzi dell’orchestra Allegromoderato . Il presidente della cooperativa che dà vita e nome al gruppo, Marco Sciammarella, dice con orgoglio che, dopo gli ennesimi complimenti ricevuti all’estero (in una tournèe in Russia per la precisione) dall’orchestra di ragazzi con con fragilità psichiche, mentali o fisiche, il gruppo si è subito recato a Venezia per sperimentare un repertorio pop-rock-jazz e unirsi ad una serie rappresentazioni teatral-musicali tenutesi alla Ca’ Foscari.
Instancabili! Così sono definiti i ragazzi anche dai direttori e artisti di lunga esperienza che fanno parte, con loro, del gruppo.
Quelli che sono ritmi stancanti per gli altri, sembrano essere tutto un serio gioco per loro, che continuerebbero sempre. Come se il concetto di stress e ansia da prestazione non fosse che una malattia post-moderna, inventata e auto-diagnosticata da un mondo alla ricerca di nevrosi, che s sgretola di fronte a chi dice
“ridi, suona e divertiti, perché, credimi sulla fiducia, i problemi sono altri. E noi, affrontiamo anche quelli”.

 

 

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