24 novembre 2014

di Sabrina Barbante
Il rugby non è uno sport per le educande.
Lo sci è tra gli sport più stancanti in assoluto.
Il volo non è un gioco adatto a tutti.

thPer questi motivi e poi anche per molti altri, gli sport estremi sono particolarmente adatti ai portatori di disabilità motorie, anche gravi.
Chi deve lottare ogni giorno con l’incuria e le barriere architettoniche, chi deve trasportare sui bicipiti il peso del corpo e quello di una carrozzina, chi sa che in situazioni di pericolo deve salvarsi senza poter correre e soprattutto chi deve convincere tutti che si può vivere senza essere commiserati anche se disabili, è gente tosta, abituata a vivere fuori dagli schemi e a doverne creare di propri.

Per questo, diverse associazioni sportive e di promozione sociale di tutto il mondo hanno creato strutture e occasioni per dare spazio agli ‘sport estremi’ ai disabili, particolarmente abituati nella loro quotidianità al concetto stesso di estremo.

Di questo era convinta Cip e la Federazione italiana sport paraolimpici e sperimentali (Fispes), quando nel 2011 ha creato la prima squadra italiana di rugby per disabili, specificando che l’apertura era solo per portatori di disabilità gravi. D’altronde l’obiettivo finale è quello dei Giochi di Rio de Janeiro 2016, quindi i duri che devon giocare devono essere i più duri tra i duri.
Vindicio_Vescovi_gDal 2010 ad oggi sono partiti allenamenti, stage e raduni mensili. Già nel febbraio 2013, gli azzurri sono entrati nella ranking list mondiale con un terzo posto al torneo di Dublino.

Il rugby in carrozzina è per altro una via di mezzo tra basket, la pallamano e l’hockey su ghiaccio (altre tipologie di sport molto fisiche). Si gioca al chiuso, sul parquet di un campo da pallacanestro, quattro contro quattro con gli atleti su carrozzine a spinta manuale: squadre miste, uomini e donne giocano assieme.Quattro tempi, ogni meta è un punto. Regole stringenti: non è ammesso nessun contatto fisico diretto fra gli atleti, ma tutto è concesso alle loro carrozzine, e così blocchi, speronamenti, scontri e ribaltamenti fanno parte integrante dello spettacolo di questa disciplina.

Passando allo sci, testimonial della promozione di questo sport tra i paraplegici c’è Alex Zanardi, che insieme ad un gruppo di 25 esperti educatori e sportivi del progetto SciAbile,  in collaborazione con la Scuola di Sci di Sauze d’Oulx, paese della Val di Susa, finora ha fatto vivere l’ebbrezza della discesa sulle piste innevate a oltre 500 allievi diversamente abili. Con ottimi risultati.

Parlando di testimonial illustri, l’astronauta Samantha Cristoforetti che da ieri è in orbita con la missione Futura dell’Asi (Agenzia spaziale italiana), porta con sé nello spazio la bandiera di WeFly! Team, unica al mondo composta da piloti paraplegici che volano su aerei ultraleggeri con comandi modificati.

Volare non è solo sinonimo di libertà: richiede impegno, responsabilità, capacità di controllo emotivo- Capacità che, anche per i motivi sopra elencati, molti disabili hanno e possono insegnare.

Il prossimo salto potrebbe essere nello spazio. Nell’attesa, liberiamoci dalle barriere architettoniche e mentali qui sulla terra. Sempre se siamo abbastanza ‘tosti’ per farlo.

 

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