Dalla Finlandia, una nuova pagina di rock!

Di Angelo Guido

Quella che vi raccontiamo oggi è una vicenda che infonde nuova linfa alla storia del rock.

Sono, queste, le gesta dei Pertti Kurikan Nimipäivät, una band punk finlandese che è assurta allo status di culto nel breve volgere di un lustro. Il perché è presto detto: chitarre abrasive, ritmi serrati, brani brevi e incisivi che si assestano attorno ai tre minuti, come vuole la tradizione. Ma c’è molto di più. I Pertti Kurikan Nimipäivät, infatti, sono tutti uomini di mezza età con sindrome di down e autismo.

La band si è formata nel 2009 nell’ambito di un workshop musicale a cura di Lyhty, un’organizzazione senza scopo di lucro che offre servizi di alloggio e assistenza alla famiglie, nonché laboratori culturali per adulti con disabilità intellettiva. Il gruppo, che deve la fama al suo primo demo, “Kallioon”, si compone di Pertti Kurikka, chitarrista e leader del gruppo, nonché co-titolare dei testi – che trattano perlopiù di problematiche sociali – assieme al vocalist Kari Aalto. Completano la line-up il bassista Sami Helle e il batterista Toni Välitalo.

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Kurikka annota fra le più grandi influenze della band una serie di gruppi punk finlandesi dell’ultimo millennio quali Karanteeni, Kollaa kestää, Ratsia, Sensuuri, YPO-Viis e Pelle Miljoona. Distribuito anche in Germania, il primo EP ufficiale, “Ei yhteiskunta yhtä miesta kaipaa”, è stato rilasciato nel 2010 ed esaurito in pochissimi giorni. Inevitabile che la band catturasse l’attenzione degli addetti ai lavori, tanto che due registi finlandesi, Jukka Kärkkäinen e JP Passi, dalla loro storia hanno tratto il soggetto del documentario
“The Punk Syndrome”.

Ehi, quella band suona maledettamente bene

Il docu-film, uscito nel 2012, segue le sorti del gruppo dall’anonimato fino al successo internazionale, dal primo tour in patria fino all’approdo sui palcoscenici più importanti d’Europa, al fianco dei leggendari fautori del love metal, gli Him.

A tal proposito, così si è espresso Pertti Kurikka, vera e propria anima del gruppo:
«Beh, per me il tour è stato terribilmente bello, ed è stato sorprendente vedere quante persone ci scoprono e dicono “Ehi, quella band suona maledettamente bene”».

Prodotto da Sami Jahnukainen per Mouka Filmi, grazie al contributo dell’emittente pubblica finlandese YLE, “The Punk Syndrome”, che ha concorso per il “Nordic Council’s Film Prize”, ha viaggiato nel circuito festivaliero e ricevuto il riconoscimento del pubblico al “Tampere Film Festival” di Austin (Texas), al “Too Drunk to Watch Punk Festival” di Berlino, ottenuto il premio “Era New Horizons” di Wroclaw (Polonia) ed il premio per il film più innovativo al “Visions du Réel” di Nyon (Svizzera). La band, tra l’altro, non era nuova ad imprese del genere, essendosi già prestata alla macchina da presa nel 2010 per “Gimme Some Respect”, un film diretto da Pekka Karjalainen.

Reduci dalla partecipazione alle finali dell’”Eurovision Song Contest”, i Pertti Kurikan Nimipäivät hanno recentemente licenziato il loro ultimo lavoro, “Aina mun pitää”, un maxi singolo in vinile che, solo nell’ultimo mese, ha già collezionato quasi 700mila visualizzazioni su Youtube.

Non resta altro che augurarvi buon ascolto, ricordandovi che Accessibility is cool, come si può evincere anche dalle parole proferite da Sami Tenkanen per Radio Rock:

«La band, probabilmente, non cambierà le sorti del mondo, ma realizzerà qualcosa di molto più importante».

 

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Gianni Morandi roberto

L'anima rock dei disabili: 3 strumenti per la musica accessibile

Di Angelo Guido

Asseriva il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che «senza la musica la vita sarebbe un errore», travalicando così il concetto di arte per abbracciare una nuova categoria “totale”: quella dello spirito umano. Totale fino all’abbattimento di qualsivoglia barriera, tanto da essere diversi gli esempi di musicisti disabili che hanno segnato la storia della musica, nei generi più disparati: dal sempiterno polistrumentista progressive Robert Wyatt, leader dei mitici Soft Machine, al batterista della band heavy Def Leppard, Rick Allen, sino al più noto dei compositori classici, Ludwig van Beethoven. Ognuno con la propria tecnica e, il proprio talento ‘speciale’ e sì, diverso e unico perché no, con il proprio bagaglio di strumenti “custom”, ovvero strumenti personalizzati sulla scorta delle proprie esigenze che, nel tempo, soprattutto grazie all’avvento della tecnologia, hanno funzionato da volano per quelli che potremmo definire i “nuovi strumenti musicali”: eccone alcuni esempi.

#1 – Lo SKOOG: un’orchestra al tuo servizio!
Lo SKOOG non è solo uno strumento ma è un insieme di strumenti in una morbida e colorata scatola tecnologica. Scrollandolo, picchiettandolo, facendolo rotolare e semplicemente sfiorandolo, si possono facilmente ottenere accordi e note, dal classico giro di chitarra al suono vellutato di un clarinetto, fino a raggiungere un’ammaliante danza di un flauto.

Indicato per musicisti autistici o con sindrome di Down, lo SKOOG può essere usato in molti modi differenti: dai giochi sensoriali alle performance orchestrali, rendendo la musica accessibile a tutti, senza disporre necessariamente di competenze musicali, ma sicuramente per chi ha doti creative.
Si connette ad un computer tramite una porta USB ed è facilmente programmabile grazie al suo innovativo software, garantendo la massima espressione e libertà musicale, prestandosi anche all’utilizzo da parte dei professionisti. La sensibilità regolabile consentirà al novello musicista di suonare lo SKOOG intuitivamente, con l’ausilio di qualsiasi parte del corpo: mani, gomiti, ginocchia o testa.

#2 – Il MidiWing: musica accessibile per tutti

Il MidiWing è uno strumento musicale che elimina o riduce gran parte dei problemi tecnici inerenti tutti gli strumenti musicali tradizionali e strumenti elettronici esistenti che sovente rappresentano un ostacolo significativo all’accessibilità alla riproduzione musicale.

Sviluppato dal musicista Dan Daily, questo particolare strumento musicale può accettare praticamente qualsiasi controller USB come input e collegarsi a qualsiasi dispositivo MIDI (Musical Instrument Digital Interface, un protocollo che permette agli strumenti musicali elettronici e ad altri hardware musicali di comunicare fra loro) che sia un computer o uno strumento digitale. L’idea di fondo è che i controlli elettronici come, ad esempio, un interruttore sensibile al tocco (che non richiede spostamenti fisici), possano sostituire in tutto e per tutto i controlli classici degli strumenti tradizionali.

Il MidiWing si presenta come una piccola scatola dalle dimensioni di una console portatile e può essere suonato da una o più persone contemporaneamente, soluzione, quest’ultima, fortemente vantaggiosa per gli aspiranti musicisti ad ogni livello, e non soltanto in termini creativi e di crescita personale.

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 #3 – Prototipi degni di “nota”

Particolarmente interessanti, infine, i prototipi realizzati circa un paio d’anni fa da un’equipe olandese, guidata dall’allora studente di design industriale Gaspar Bos, per conto del centro di musica elettronica STEIM, di stanza ad Amsterdam.

Il progetto ha coinvolto la progettazione di strumenti musicali non convenzionali (sperimentando con materiali inusuali come cemento e legno!) e interfacce musicali fisiche che hanno permesso una vasta gamma di modelli che potrebbero essere adattati elettronicamente a diversi tipi di produzione musicale.

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Sapevamo già che Accessibility is cool. Ora sappiamo anche che Accessibility rocks!

Buona musica accessibile a tutti!

 

Ce la cantiamo e ce la suoniamo: quello che i disabili danno alla musica

di Sabrina Barbante
Si sente spesso parlare, come spesso si legge, di quanto l’approccio musicale e l’avvicinamento all’arte in genere possano dare un ‘aiuto’ ai portatori di qualsivoglia tipo di disabilità motoria e sensoriale.

Gli studi dimostrano che è vero, l’arte è una buona forma di espressione e recupero della consapevolezza del sé, ma lo è tanto per disabili che per normo-dotati (o diversamente disabili).
Proviamo, come piace fare a noi di Movidabilia, ad invertire l’ottica e l’ordine di idee: riflettiamo su quanto l’approccio cognitivo e percettivo della realtà da parte di un disabile cognitivo o sensoriale, tanto più se dalla nascita, può dare all’arte e alle sue espressioni e al modo stesso di vivere le emozioni per i non disabili.

Oggi lo facciamo attraverso la musica e diverse esperienze straordinarie in questo campo.
Schermata-2013-04-08-a-09.19.45Prendiamo ad esempio Carlo, un ragazzo emiplegico, che ha conquistato lentamente e con difficoltà l’uso della parte sinistra del proprio corpo. Ha un dono che si chiama ‘orecchio assoluto’, che non implica solo l’attitudine alla musica ma ai suoni in generale, quindi anche al linguaggio e alle lingue. A soli tre anni era in grado di percepire e distinguere il suono di un fagotto in un’orchestra.
La sua fortuna rischiava di essere interrotta alle scuole medie, quando nonostante l’essersi distinto in musica alle elementari, gli hanno negato l’accesso all’indirizzo musicale per via della sua disabilità. Pazienza, ha preso l’indirizzo linguistico e adesso è un pianista che parla più lingue, grazia alla consapevolezza del suo talento, che a quanto pare per lui era più forte della percezione della sua disabilità. E anche grazie all’incontro con Esagramma, un centro che si occupa di coniugare musica e disabilità. Tanto per farla breve, adesso è diplomato al liceo delle Scienze Sociali Tenca, all’indirizzo di sperimentazione musicale, senza mai un debito.
Carlo ha dato nuove sperimentazioni alla musica e nuovi spunti ai suoi compagni di corso.

Nella zona Ovest di Roma, intanto, si crea e mobilita una banda di squinternati dal nome ‘Gli Scooppiati’, composta da 11 elementi. Chi dirige l’orchestra e gestisce la ritmica sono ragazzi con disabilità. Alcuni di loro sono anche ai cori. Sono loro che portano il ritmo e anche l’ordine nel gruppo,a quando afferma Giuseppe Salis, musicista tra i fondatori della band.
Caratteristica del gruppo è un approccio giocoso e divertito al repertorio classico come a quello pop, laddove questi a volte si mischiano.
E se non è sperimentazione e sincretismo questo…

Hanno fatto il giro del mondo, invece, i ragazzi dell’orchestra Allegromoderato . Il presidente della cooperativa che dà vita e nome al gruppo, Marco Sciammarella, dice con orgoglio che, dopo gli ennesimi complimenti ricevuti all’estero (in una tournèe in Russia per la precisione) dall’orchestra di ragazzi con con fragilità psichiche, mentali o fisiche, il gruppo si è subito recato a Venezia per sperimentare un repertorio pop-rock-jazz e unirsi ad una serie rappresentazioni teatral-musicali tenutesi alla Ca’ Foscari.
Instancabili! Così sono definiti i ragazzi anche dai direttori e artisti di lunga esperienza che fanno parte, con loro, del gruppo.
Quelli che sono ritmi stancanti per gli altri, sembrano essere tutto un serio gioco per loro, che continuerebbero sempre. Come se il concetto di stress e ansia da prestazione non fosse che una malattia post-moderna, inventata e auto-diagnosticata da un mondo alla ricerca di nevrosi, che s sgretola di fronte a chi dice
“ridi, suona e divertiti, perché, credimi sulla fiducia, i problemi sono altri. E noi, affrontiamo anche quelli”.

 

 

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