Il design universale, bello e funzionale per tutti.

Di Sabrina Barbante
In principio erano le case.
Poi, arrivarono le case, gli ambienti e gli spazi progettati e disegnati (o ri-disegnati) appositamente per i portatori di disabilità, motoria o sensoriale.
Sino a pochi anni fa la progettazione di una casa o uno spazio al fine di renderlo accessibile (anche) ai disabili era una sorta di optional, un lusso o una scelta da fare a fronte di un ‘poblema’.
Oggi, dopo la teorizzazione e le prime buone pratiche dell’Universal design non è più così.

L’universal design è la progettazione di prodotti e ambienti utilizzabili da un numero più vasto possibile di utenti, riducendo al minimo o azzerando i costi aggiuntivi e partendo già nella fase di progettazione dalla consapevolezza che gli utenti sono tutti diversi ed avranno esigenze differenti, sia in termini di mobilità che in termini di caratteristiche psico fisiche personali.

Questo modo di pensare la progettazione ha come target di riferimento tutte le persone senza distinzione di età, sesso e abilità.


Snaidero
Kitchen & Bath Designers

 

 

I principi alla base dell’Universal design sono 7 e sono stati teorizzati nel 1995 dal The Center for Universal Design della North Carolina State University e stanno diventando elemento fondamentale nella formazione di architetti, designer, ingegneri e chiunque lavori nel campo edilizio. Ecco quali sono questi 7 postulati:

1 – Usabilità equa. 
Questo è il primo e più importante elemento alla base dell’Universal design:
Il prototipo è utilizzabile anche dai portatori di disabilità, con la stessa semplicità con cui viene utilizzato dai non disabili?

2 – Flessibilità
Il prototipo si presta a  molteplici utilizzi?

3 – Intuitività
Un utente che si imbatta nel prototipo per la prima volta, sarebbe in grado di utilizzarlo senza aiuto?

4 – Informazione percettibile
Il prototipo è in grado di dare all’utente informazioni sufficienti per un uso ottimale, in tutte le condizioni?

5 – Tolleranza dell’errore
Qual è il livello di gravità delle conseguenze in caso di uso errato da parte di un nuovo utente?

6 – Minimo sforzo fisico
Qual è lo sforzo o il livello fisico di difficoltà nell’utilizzo del prototipo?

7 – Ingombro
Il prodotto avrà un impatto nello spazio adatto alla tipologia di ambienti per cui è stato pensato?

Quindi, anche nel mondo del design si interrompe la cesura tra il mondo delle ‘cose fatte per le persone’ e  quello delle ‘cose fatte per i disabili’, fondendo il concetto stesso di progettazione nell’idea che tanto più un ambiente, oggetto, mobile, è accessibile universalmente, tanto più esso sarà bello. O cool, come tutte le cose accessibili secondo Movidabilia. 

International Design For All Award 2015: design accessibile e buone pratiche

Di Angelo Guido

Sono stati annunciati lo scorso 10 marzo 2015, nell’ambito della “Urbaccess” di Parigi, fiera europea dedicata all’accessibilità e alla progettazione universale, i vincitori dell’International Design For All Award 2015, evento annuale che riconosce i migliori progetti nel campo del design accessibile. La giuria internazionale della 6^ edizione del premio, che ha coinvolto un gran numero di rappresentanti di governo, centri di formazione, imprese, professionisti e organizzazioni non-profit provenienti da ben 15 paesi diversi, per un totale di 43 “buone pratiche”, ha selezionato 5 vincitori, suddivisivi in due categorie. Per la categoria “Prodotti e servizi già in uso” si aggiudicano  il riconoscimento:

1) i finlandesi di Seniori365.fi (Laurea University of Applied Sciences), una piattaforma online dedicata agli anziani e alle loro famiglie, che possono finalmente ricevere comodamente informazioni necessarie su dove reperire una vasta gamma di servizi per il benessere, di prodotti tecnologici sanitari e di strumenti di uso quotidiano;

2) e gli spagnoli di Etxegoki (Federación Coordinadora de Personas con Discapacidad Física de Bizkaia-FEKOOR), un complesso di 32 appartamenti per le persone con disabilità fisiche del Consiglio provinciale di Bizkaia, dove si combinano l’innovazione sociale e quella tecnologica al fine di creare un sistema di supporto per promuovere la vita indipendente.

Per la categoria “Progetti, proposte, iniziative, metodologie e studi” salgono sul podio, invece:

3) i francesi Habitat for all (Autonom‘lab), un  hub per l’innovazione nel settore sanitario e l’autonomia degli individui che coniuga esigenze sociali con obiettivi di sviluppo economico. Il suo scopo è quello di promuovere progetti e soluzioni innovative per l’indipendenza dei singoli;

4) i britannici Interactive sensory labels for improving the visitor experience at the British Museum (University of Reading and The Rix Reseach Center UEL), un progetto che si articola in una serie di workshop volti allo sviluppo di oggetti interattivi sensoriali per persone con disabilità, in collaborazione con tre diverse collezioni del patrimonio museale nazionale e regionale;

5) e gli ecuadoregni di Ecuadorian Methodology for Developing Universal Accessibility Plans-Ecuador, vive la inclusión (SETEDIS-Secretaría Técnica para la Gestión Inclusiva en Discapacidad and Vicepresidencia República del Ecuador), un’organizzazione che opera nel campo dell’accessibilità universale, a garanzia dell’integrazione sociale, del miglioramento della mobilità e dell’indipendenza delle persone con disabilità che necessitano di protesi e ortesi in Ecuador.

Menzione speciale, infine, per le “buone pratiche” dei turchi di Dreams Academy Kas (AYDER-Alternative Life Association), degli svedesi di Östersund Arena (City of Östersund) e dei portoghesi di ColorADD (Miguel Neiva e Associados-Design Gráfico, Lda).

Conclusasi questa edizione, è già possibile inviare la propria candidatura per il 2016: i candidati saranno informati se il proprio progetto è stato selezionato come una buona pratica entro 30 giorni dalla presentazione. Per ulteriori informazioni, consultare il sito http://designforall.org

Il design è una cosa bella. Il design accessibile è cool!

La bellezza che puoi toccare.

Non basta il barocco, non basta la bellezza. Serve la capacità di saperla raccontare e regalare a tutti.
Serve una sensibilità moderna, un occhio alla comunità, un’apertura mentale ad un mondo che non è solo quello del turismo e della cultura comunemente intesa sino ad ora, ma che si estende a 360 gradi percettivi.

Anche tutto questo serve ad una candidata Capitale Europea della Cultura.

Tra i primi eventi da non perdere per comprendere il nuovo modo di raccontare la bellezza della città di Lecce, l’Hackaton del 9 novembre presso le Officine Cantelmo.
6x3hackathon_pngEsperti di mappatura, amanti di tecnologia, associazioni e cittadini che credono nella rivoluzione culturale delle open source map e dei servizi offerti dal basso alla comunità, saranno i protagonisti della giornata, che regalerà alla città di Lecce una mappatura delle aree e dei servizi accessibili, non accessibili e parzialmente accessibili.
Perché il primo passo per l’apertura è capire quali sono i propri limiti, metterli nero su bianco e comunicarli, per poi migliorare.

In quest’ottica rientrano anche altre azioni concrete che alcune piccole e medie realtà mettono in atto. Oggi vogliamo parlare di quella dell’Eos Hotel di Lecce, completamente accessibile per non vedenti. La struttura è fornita di speciali tabelle visivo tattili, ed è tra i primi in Italia ad aver abbattuto ogni barriera percettiva e comunicativa per i ciechi.

Ha infatti camere attrezzate e spazi comuni con materiale informativo per consentire di orientarsi autonomamente nell’ambiente circostante.

Sulla terrazza dell’albergo è stata posta una descrizione sensoriale del paesaggio raccontata dalla scrittrice Maria Marzioni, con lo scopo di descrivere l’orizzonte visivo che abbraccia il centro storico della città.

Nella hall dell’albergo, infine, è stata situata la mappa sensoriale di Lecce che contiene tutte le informazioni necessarie per muoversi all’interno della città, individuando i punti di riferimento e i percorsi per raggiungerli. Uno strumento fondamentale per l’ospite e imprescindibile per un’offerta turistica che ambisce a diventare realmente accessibile a tutti.

La bellezza è più bella se più persone la possono vedere, percepire, conoscere. La bellezza non basta che esista, deve anche essere raccontata.

Storie du diverse - abilità: gli scooppiati

Si sa che l’arte può aiutare a tirare fuori ciò che abbiamo dentro e che, in alcuni casi, ha il potere di farci guarire le ferite. Molte persone, infatti, si dedicano alla musica, al teatro, alla danza o alla pittura traendone beneficio per se stessi e per gli altri.

“Gli Scooppiati … ovvero una diversamente band!” è un gruppo musicale composto da 10 elementi, cinque volontari e cinque ragazzi con disabilità psichiche e motorie, che in un solo anno di attività hanno all’attivo numerose esibizioni live e importati partecipazioni al PREMIO DE ANDRE’ 2013 e il FESTIVAL DELLA MUSICA IMPOSSIBILE ad Ancona.

La band nasce all’interno del progetto d’integrazione musicale SU X LE SCALE ideato dalla cooperativa romana H-anno zero onlus, il cui repertorio spazia nella musica italiana a 360° con i pezzi scelti direttamente dai ragazzi.

Dato il successo, pare che stiano pensando alla registrazione anche di un demo per potersi poi esibire nei locali, ma per ora è possibile seguirli e supportarli attraverso la loro pagina facebook

Un giorno, magari, potremo ospitare una tappa del loro tour, nel frattempo buona integrazione musicale!

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